Napoleone terzo dichiarò guerra alla Prussia il 19 luglio 1870. La guerra durò solo 45 giorni, si concluse il 2 settembre con la sconfitta totale di Sedan, con la cattura Napoleone terzo e dell’intero stato maggiore. Furono fatti prigionieri centomila soldati francesi. I prussiani vinsero tutte le battaglie e dimostrarono una nettissima superiorità strategico-militare-organizzativa.
La guerra franco-prussiana fu la prima guerra moderna europea.
I lavoratori di Francia e Germania della Prima Internazionale espressero sia la loro contrarietà alla guerra che la loro volontà di pace. Volevano impedire una guerra fratricida, ingiusta, di carattere dinastico e lanciarono fraterni proclami di solidarietà. I membri parigini dell’Internazionale pubblicarono il loro Indirizzo ai lavoratori di tutte le nazioni:” Ancora una volta con il pretesto dell’equilibrio europeo, dell’onore nazionale, la pace del mondo è minacciata da ambizioni politiche. Lavoratori francesi, tedeschi e spagnoli uniamo le nostre voci in un grido di riprovazione della guerra. Una guerra dinastica non può essere che un’assurdità criminale agli occhi dei lavoratori…noi protestiamo, noi vogliamo pace, lavoro, libertà.” I lavoratori del Braunschweig risposero a questo appello.
La vittoria dei prussiani accelerò la fine del secondo Impero. La sconfitta dell’esercito determinò la decomposizione dell’intera società francese. Tutta la nazione entrò una crisi profonda e dal 18 marzo 1871 la Comune di Parigi iniziò la sua esistenza operante. Alcuni decreti subito furono emanati. (Decreto sull’abolizione della coscrizione militare, decreto sulla separazione dello Stato dalla Chiesa, riforma della giustizia, riforma della scuola ecc.).
Il 2 aprile 1871 iniziò la guerra civile del capo del governo Thiers contro la Comune. I soldati della Guardia nazionale fatti prigionieri venivano immediatamente passati per le armi, in spregio a tutte le leggi di guerra. La Comune ritenne responsabili di questi atti barbari Thiers e i ministri Favre, Picard, Simon e Dufaure, i loro beni furono confiscati e messi sotto sequestro. Il 5 aprile la Comune emanò il decreto sugli ostaggi e il decreto sulla demolizione della casa di Thiers.
Il decreto dal maggior valore simbolico fu il Decreto sulla demolizione della colonna di place Vendôme La Comune di Parigi,
“considerando che la colonna imperiale di place Vendôme è un monumento di barbarie, un simbolo di forza bruta e di falsa gloria, un’affermazione del militarismo, una negazione del diritto internazionale, un insulto permanente dei vincitori ai vinti, un attentato perpetuo a uno dei tre grandi principi della Repubblica francese, la fraternità,
DECRETA
Articolo unico. “La colonna di place Vendôme sarà demolita”. Parigi 13 aprile 1871.
La colonna di place Vendôme era stata voluta da Napoleone primo per celebrare la vittoria di Austerlitz, avvenuta il 2 dicembre 1805. Fu costruita nel 1810, sul modello della colonna traiana, con il bronzo dei cannoni strappati al nemico; era sormontata da una statua di Napoleone Bonaparte, vestito da imperatore romano. Dopo la caduta di Napoleone e il ritorno dei Borboni sul trono di Francia, la colonna rimase al suo posto. Napoleone III scelse questa colonna come simbolo della potenza e dell’orgoglio imperiale. Il proletariato parigino decise di abbattere la statua. Si voleva segnare, con questa demolizione, una rottura con il passato dei vincitori, doveva servire a definire il rovesciamento dell’ordine sociale dominante e la fine del regime spaziale, voluto da Haussmann. La proposta di abbattere la statua era venuta al pittore Gustave Courbet in una lettera al Governo di difesa nazionale del 14 settembre 1870. “È un monumento privo di ogni valore artistico, creato in modo da perpetuare l’idea della guerra, della conquista, del militarismo, che erano parte della dinastia imperiale, ma che devono essere avversate da una nazione repubblicana”. Il 16 maggio 1871, con il precipitare della situazione militare, il Consiglio della Comune decise di demolire, di abbattere la colonna di place Vendôme. La piazza fu ribattezzata con un nuovo nome, «Place Internationale»
Fu l’atto simbolico più conosciuto della storia della Comune. I comunardi, che erano nati dalla guerra e nella guerra, erano contrari allo sciovinismo patriottico, all’aggressione imperialistica, alla guerra fratricida. Erano internazionalisti convinti. La Comune di Parigi fu un generoso atto di internazionalismo e la bandiera rossa della Comune fu la bandiera della Repubblica universale. Parigi, per i comunardi, non doveva essere solo la capitale della Francia, ma un collettivo autonomo all’interno di una federazione universale di popoli, una «confederazione di popoli liberi»