Un libro rivoluzionario quanto mai attuale….

L’Editore Meltemi ha avuto il grande merito di aver ristampato l’anno scorso un libro che quest’anno compie novanta anni : in genere i testi di novanta anni fa vengono considerati più o meno come reperti archeologici, a meno che non si tratti di grandi classici della letteratura o della saggistica. In questo caso invece si tratta di un libro quasi del tutto sconosciuto al pubblico italiano che ha conservato intatta tutta la sua forza di critica dirompente nei confronti dell’ ordine costituito e dei valori su cui esso si fonda. E siccome si parla del 1929 cioè l’anno della grande crisi finanziaria che sconvolse tutto il mondo e si tratta della cultura della Germania di Weimar allora si capirà che che ci troviamo davanti ad una operazione che ci riguarda visto che anche noi contemporanei viviamo in un momento di grande crisi economica assommata ad una crisi culturale che sembra non avere fine. Gli autori di questo libro sono Kurt Tucholski e John Heartfield due protagonisti indiscussi della cultura della sinistra tedesca di quegli anni.

Kurt Tucholsky (1890-1935), scrittore, poeta, giornalista, è stato una delle voci più critiche e libertarie della Germania tra le due guerre. Collaboratore delle maggiori riviste tedesche del tempo, nei suoi articoli – celebri per la forza corrosiva e sarcastica – ha portato alla luce le contraddizioni e le ipocrisie della Repubblica di Weimar. Per le sue posizioni politiche fu privato della cittadinanza tedesca; costretto a migrare in Svezia vi morì suicida. Tra le sue opere più importanti: Rheinsberg (1912), Der Zeitsparer (1914), Fromme Gesänge (1919), Lerne lachen ohne zu weinen (1931), Schloss Gripsholm (1931).

John Heartfield (1891-1968) berlinese il cui vero nome era Helmut Hertzfeld, è stato uno dei più importanti esponenti del movimento Dada e maestro nell’arte del fotomontaggio: famosissime le sue copertine per la rivista comunista «Arbeiter-Illustrierte- Zeitung» con cui criticava duramente i crimini nazisti. Fondatore della casa editrice Malik e del giornale antimilitarista «Neue Jugend» fu privato della cittadinanza tedesca e costretto a migrare dopo la presa del potere da parte di Hitler. Dopo la fine della guerra divenne cittadino della Repubblica democratica tedesca.
Il titolo è quanto mai intrigante “Deutschland, Deutschland über alles” è chiaramente una satira dell’inno tedesco che glorifica le lodi della patria; la collaborazione fra i due dà vita non semplicemente a un libro illustrato, ma a un vero e proprio fototesto: un’opera in cui il visuale fotografico e il verbale dialogano e sono co-implicati nella creazione di un significato dipendente dalla reciproca interazione delle due componenti. Scrive Tucholski nella presentazione del libro:«Ma questo libro deve uscire. Esso vuole tentare di tirare fuori da immagini occasionali, da ritratti intenzionali, da ogni tipo di foto, per quanto possibile, il tipico. Da tutte le immagini messe insieme emergerà allora la Germania, uno spaccato della Germania. Ma poiché le immagini ufficiali tagliano sempre il formaggio in modo che i vermi non vengano mai colpiti, noi, per una volta, lo vogliamo fare diversamente. Ciò che si contorce durante il taglio, sono i vermi. Anch’essi sono Germania».

I vermi tagliati ed esposti dalla fotografia di Heartfield e dalla parola di Tucholsky sono gli uomini disumanizzati dal lavoro e dalla guerra e ridotti semplicemente al rango di esseri viventi; le donne e le ragazze disappropriate da se stesse a causa del sistema penitenziario; i carcerati umiliati dalla prigione; il sangue dei caduti invano in guerra; i mutilati di guerra; gli uomini distrutti dalla fatica e abbandonati dallo Stato; l’industria degli armamenti, i baroni del carbone, i conti dell’acciaio, i latifondisti; una società deterministica in cui «ogni classe ha per sé il proprio destino»; l’affollamento e l’impossibilità della solitudine per le classi popolari; la bassezza d’animo originata dall’indigenza; i bambini lavoratori; la proprietà privata «mal interpretata e mal applicata». Ma i vermi sono anche i volti e i nomi degli uomini di stato, dei politici, degli intellettuali, dei monopolisti satireggiati in queste pagine.
Per dare un’idea della attualità e della modernità del testo riprodurremo delle poesie di Tucholski cominciamo da questa che si intitola “Da noi in Europa”

 

 

Da noi in Europa
Voi ci spedite dalla terra della Ford
Un export umano oltremodo scadente:
invase sono Parigi e la Grecia
dal vostro imponente ceto medio.
Questi viaggiatori, rumorosi e fanfaroni,
mettono intellettualmente i piedi sul tavolo,
danno fastidio ovunque vanno;
e una frase ogni due comincia con le parole:
“Da noi in America….”

Da voi in America ci sono due tipi di diritti
(per i ricchi e per i poveri)- c’è il buono e il cattivo;
e cercatori di dollari,che in dollari pensano.
Da voi in America ci sono i repubblicani
e orientati al sangue i puritani.
Voi avete forza,gioventù e denaro-
ma non siete la misura di tutte le cose,
da voi in America.

Da noi in Europa la donna
Non è la donna d’harem senza ventre-
Da noi in Europa la pelle scura
non è lebbra da relegare in vagoni diversi;
da noi in Europa si può essere senza soldi
eppure essere al mondo-
da noi in Europa si può resistere
senza andare al catechismo la domenica,
perché quasi nessuno sta così sull’altare:
una stridente squallida realtà-
come da voi in America.

Questo lo sanno i buoni
Molto bene. Il resto non ha idea,
sente solo il coro lusinghevole
dei suoi newspapers; si presenta così raffinato…..
Non ascoltare lavoratore. Lasciagli fare
Le vanità della borghesia
Passi bandiere e parate
Sono ridicole facciate di cemento….
Poiché il vero confine,tra i parassiti e i servi,
passa di sbieco per tutte le nazioni-
Come da voi in America
Come da noi in Europa.