Da Mondoperaio n° 11, 1974

La grafica di Unidad Popular alla Biennale di Venezia

 

Libertad para Chile, cinque numeri, centomila copie di un settimanale realizzato da un collettivo internazionale, una rassegna di musica, testimonianze cinematografiche, una mostra di manifesti politici, i compagni della Brigata unitaria Salvador Allende sparsi per la città ad affrescare i murales della resistenza cilena fianco a fianco con giovani e lavoratori italiani: per oltre un mese, dal 5 ottobre al 15 novembre, il Cile libero, democratico e rosso è stato al centro della rinnovata Biennale di Venezia. I 121 manifesti messi a disposizione della mostra da David Kunzie e da Fernando Murillo si riferiscono tutti al periodo compreso fra la campagna elettorale che portò Allende alla presidenza e il dopo golpe. Colpisce la ricca articolazione delle tecniche, dei codici, dei moduli espressivi. E’ un’articolazione che rispecchia bene la complessità dell’intervento del governo rivoluzionario e il rigore con cui esso ha cercato di aderire democraticamente alle varie realtà politiche, sociali e culturali del paese. […]

Sui murales cileni, su questa grande esperienza di mobilitazione e di informazione democratica pubblichiamo un’intervista a José Balmes raccolta da Marco D’Eramo a Parigi. Pittore dei muralisti, decano della facoltà di Belle Arti a Santiago fino all’11 settembre del ’73, esule a Parigi, ospite della Biennale.

A colloquio con José Balmes

D. Quando e come nacquero le brigate?

R. Fu nel ’69 che gli artisti iniziarono un’attività concreta: contribuire con gli strumenti loro propri al successo di Unidad Popular. La propaganda murale fu iniziata quell’anno da varie brigate di giovani appartenenti a diversi partiti di sinistra. All’inizio consisteva nella scrittura di grandi lettere, sui muri della città e sulle strade, dipinte su fondi colorati. Queste lettere esprimevano le idee di base del programma di Allende. Fra queste brigate, la più attiva, quella la cui struttura era più definita in quanto brigata murale, era la Brigada Ramona Parra della Gioventù comunista cilena. Ramona Parra era una giovane militante comunista, assassinata nel ’47 sotto il governo di Gonzales Videla: un governo eletto dalla sinistra, ma già legato mani e piedi agli americani, dato che la Guerra fredda era già cominciata. Fu per Ramona Parra che Neruda scrisse nel ’49 i bei versi: “Giuriamo nel tuo nome di continuare questa lotta perché fiorisca il tuo sangue…”

La Brigada Ramona Parra svolgeva la sua attività fuori dalle ore di studio e di lavoro, fino a notte inoltrata. Si distribuiva in gruppi di 15-20 persone che lavoravano simultaneamente in diversi punti della città. In questo periodo in cui la pittura era più che altro scrittura di frasi, durante il governo Frei, l’attività comportava un pericolo reale, sia a causa delle forze repressive del governo, sia a causa dei fascisti che si appostavano la notte. Questa brigata divenne nota in tutto il paese.

Più tardi i giovani socialisti fondarono la Brigata Elmo Catalan, dal nome del giornalista socialista cileno compagno del Che in Bolivia,