VENERDÌ 8 APRILE 2022 – ORE 17:30
SALA KETTY LA ROCCA PIAZZA DELLE MURATE- FIRENZE

Sergio Talenti
con questo libro chiude una trilogia iniziata con Synthesis, passando il varco di MiTo e approdando a Un post d’Occidente, con gli ultimi due lavori pubblicati dalla Maria Pacini Fazzi Ed. Suoi testi sono apparsi in diverse raccolte antologiche in Italia e fuori mentre, nel corso di una sua lunga permanenza in Svezia, viene tradotto e pubblicato il suo libro Utkanter (Periferia)
Autore di punta della cd. beat generation, dopo le affollate letture degli anni ‘70, è uscito di nuovo negli anni ‘90 con i grandi autori di City Lights, che ne ha pubblicato quattro opere, percorrendo le maggiori città italiane. Contrario ai premi letterari e l’industria culturale, ha sempre preferito relazionarsi direttamente con il pubblico per vivere insieme la poesia. Un post d’Occidente rimanda al ripiegamento del pensiero occidentale davanti alle cause che mettono pesantemente a rischio l’esistenza della nostra specie.

…..”Quando cominciai il lavoro intorno ad un Post d’Occidente avevo solo una certezza: che l’era post-metropolitana era l’ultima a disposizione della nostra specie.

D’altra parte il tempo atomico – di cui abbiamo la data di nascita – ha segnato i connotati del tempo stesso. Non più vettore allineato con gli eventi della storia, ma cantilena. Il tempo atomico ha memorizzato il principio e la fine del tempo. Da qui la con-fusione, l’indeterminazione e il superamento del princpio di qualità. Sulla bomba sganciata su Hirosima c’era scritto: The fat man.

Il tempo atomico doveva necessariamente inventare il suo habitat: accelerare sistemi, culture, depredazioni, finzioni, seppellimenti. Nuovi luoghi dove l’umanità andava lentamente diminuita, trasferita altrove e infine sostituita con artefatti affidabili.

Abbiamo così cominciato a vivere l’inverno nucleare ma non nelle forme immaginate di un lungo inverno germinato dall’oscuramento del sole.

Un post d’Occidente è un viaggio fra vite perdute.

Vite cercate per poter avere certezza della propria.

Vite di cui con fatica crescente si riesce a trattenere frammenti sempre più esili di memoria.

Vite di confine senza sapere dove