L’arte d’impegno politico in Cile negli anni ’60 prende diverse strade, fra queste il muralismo grazie a diversi fattori sociali e storici. In questo articolo potete trovare un piccolo resoconto del percorso e le caratteristiche di quest’arte, le sue origini in Cile, suo arrivo e il suo sviluppo in Italia.

Nel programma di governo proposto da Allende e dalla Unidad Popular, sotto la voce Cultura y Educación[1] viene proposta Una nueva cultura para la sociedad[2], in cui il lavoro degli artisti si percepisce inserito nella lotta contro le deformazioni culturali proprie della società capitalistica, e indirizzati a legarsi al destino storico dei lavoratori nella società nuova che augura il nuovo governo. Inoltre, nella visione culturale della Unidad Popular la nuova cultura non può nascere via decreto ma dei valori condivisi che gli artisti e il governo hanno, ovvero la fratellanza e non l’individualismo, la valorizzazione del lavoro, i valori nazionali in contrapposizione alla colonizzazione culturale, e l’accesso delle masse popolari all’arte, la letteratura e ad ogni mezzo di comunicazione. Uno degli impegni che prende il nuovo governo è quello di “includere  le masse nell’attività intellettuale e artistica, sia attraverso un sistema educativo radicalmente trasformato sia attraverso l’instaurazione di un sistema nazionale di cultura popolare”[3] e la creazione di “una vasta rete di Centri Locali di Cultura Popolare promuoverà  l’organizzazione delle masse per esercitare il loro diritto alla cultura”[4].

Però prima ancora, previo alla vittoria di Salvador Allende, nelle strade sono nate diverse brigate muraliste. Molti partiti, dalla sinistra alla centrodestra crea brigate, o brigate muraliste nascono da essi. Un esempio di queste brigate sono le Brigate Ramona Parra. Secondo le informazioni raccolte dal professore e ricercatore Castillo Espinoza nel suo libro Puño y Letra:

“[Nel 1968] si tiene il VI Congresso Nazionale delle Gioventù Comuniste.  Tra le decisioni prese, si intravede la possibilità di formare gruppi di  propaganda […]. Nel 1969, tra il 6 e l’11 settembre, le gioventù della sinistra  organizzano una Marcia per il Vietnam da Valparaíso a Santiago;  Bahamondes, all’epoca soprannominato ‘El Gitano’, ha il compito di lasciare  una testimonianza visiva di quell’evento; per tale scopo ottiene materiali e  coinvolge un gruppo di giovani […]. La missione è quella di precedere le  duemila persone che compongono la marcia, realizzando interventi grafici  lungo il percorso verso Santiago. Sono questi i momenti della fondazione  delle Brigadas Ramona Parra, nome che ricorda la giovane operaia ventenne assassinata nel 1946 durante la repressione di un atto solidale  con gli operai del salnitro, convocato in Piazza Bulnes dalla Confederazione  dei Lavoratori del Cile [5].

[9]Brigate Ramona Parra mentre dipingono un Mural. Santiago. 1970. Fotografia: Armindo Cardoso 

Così come il partito comunista ha le Brigate Ramona Parra, il partito socialista ha le Brigate Elmo Catalan (giornalista e militante socialista assassinato in Bolivia) e la Brigada Inti Peredos, e cosi altre forze politiche e sociali hanno le sue. In particolare il modo di realizzare i murales della B.R.P., per risparmiare tempo e per motivi di sicurezza, assunse una forma e un’organizzazione precisa. Le brigate operavano in  ambiti e contesti propri e diversi (fabbriche, porti, licei, università, ecc.) ed erano composte prevalentemente da giovani, e persino da minorenni. Per realizzare un  murale, la brigata aveva diversi ruoli ben definiti per ciascun partecipante. Per la parte  stessa della creazione del murale, il lavoro era diviso tra tracciatori, riempitori, fondisti  e filettatori; i tracciatori si occupavano di tracciare in nero i contorni di ciò che sarebbe  stato scritto o disegnato, i riempitori riempivano le figure, i fondisti si occupavano dello  sfondo (scegliendo colori vivaci per attirare l’attenzione) e i filettatori rifinivano il  tracciato finale.[6] [7]

Le necessità pratiche dell’epoca, cioè: usare pochi colori per motivi economici, essere  concisi nel linguaggio, realizzare i lavori con persone che non erano esperte d’arte e con rapidità di esecuzione, ecc., condizionavano lo stile dei murales, obbligati a essere  dipinti con colori piatti, linee di contorno precise e persino con lo sviluppo di caratteri tipografici propri che li distinguevano, ma che allo stesso tempo facilitano il lavoro in strada. In particolare, Mono Gonzalez commenta così lo stile delle brigate nel loro inizio:

Univano la grafica contingente dei manifesti: erano i poster stampati in serigrafia con elementi del Pop Art o dell’Op Art, resi di moda dagli hippie, o dalla grafica cubana o polacca; il muralismo sociale messicano di grandi dimensioni e dal realismo di Rivera, o i tratti di Siqueiros, molto utilizzati da Pedro Sepúlveda — brigatista solitario che percorreva il Cile — con la sua brigata Pedro Lobos o da alcune altre; oppure l’uso dei supporti pubblicitari che aveva Cuba durante Batista e che la rivoluzione utilizza nei cartelloni stradali; o il “legerismo” di Fernand Léger, con i suoi personaggi operai o in bicicletta, dai colori puri e strutturati con il nero; o Yellow Submarine dei Beatles, nel cartone animato che alcuni murales BRP riprendono; o il tipo di carattere del manifesto del film Spartacus che la brigata Elmo Catalán utilizza come base per la propria tipografia. Si prende in prestito e con ciò si costruisce il proprio linguaggio, si reinventa ma si usa in un contesto nuovo, è un’altra realtà con inquietudini proprie [8]

Dopo l’arrivo in Italia molti esuli continuano a partecipare in iniziative per il Cile; in  solidarietà con i perseguitati, contro la dittatura, per il ritorno alla democrazia e per  attirare la solidarietà del popolo italiano, ognuno nelle misure, nei modi e nei contesti  propri. Tanti organizzarono e parteciparono a eventi, concerti, ed altre attività culturali. Fu così che  alcuni esuli cileni che avevano partecipato alle brigate muraliste in Cile, parteciparono ed organizzarono brigate muraliste in Italia, e altri paesi in cui arrivarono in esilio.

Le Brigate Pablo Neruda vicine al P.C.Cl.  e le Brigate Salvador Allende vicine al P.S.Cl. furono le più attive e più note. Così come in Cile, le brigate erano composte da chi l’aveva già fatto insieme a chi non sapeva dipingere ma voleva partecipare. L’obiettivo di questa espressione artistica non era tanto il murale in sé, ma farlo fra tutti, creare comunità, attirare l’attenzione ai problemi del Cile, lasciare un messaggio alle persone del posto in cui veniva realizzata la attività, e coinvolgere la popolazione locale per far diventare proprio il murale. In pratica, quasi chiunque poteva far parte delle Brigate, e questo fece sì che il  loro “stile” sia molto diverso da un murales all’altro .

I murales della Brigata Pablo Neruda, come in Cile quelli delle Brigate Ramona Parra, tante volte si facevano seguendo un disegno o modello precedente e veniva riproposto più e più volte con alcune modifiche per aggiornarlo al problema del giorno o al posto in cui  veniva realizzato. In Cile alcuni di questi disegni venivano diffusi dal giornale El Siglo, nella sezione destinata alla Comisión Nacional de Propaganda delle J.J.C.C.. In modo simile le  B.P.N. in Italia creano dei manifesti con disegni propri che accompagnano delle poesie di Pablo Neruda parte per ricavare fondi, ma sono anche usati dai brigatisti stessi a modo di modelli per futuri murales. È per questo che troviamo quasi identici soggetti nei murales dello stadio a Terni e nel murales di Pistoia, per esempio. Altri modelli che si ripetono sono le copertine dei dischi degli Inti-Illimani; prima arte murale in Cile oppure legati ai manifesti degli fratelli Larrea o di artisti come Nuñez, poi diventano copertina dei dischi, e poi diventati murales un’altra volta ma ora in Italia. Questo collega l’altro aspetto del murales; murales come evento, performance accompagnata dalla musica e comunità, giacché questi murales si dipingevano di solito mentre si realizza un altro evento in parallelo come manifestazioni, feste dell’Unità o concerti con musica cilena.

[10] Murale Baia del Re, via Minardi. Forlì. 1976.

 

Lo stile grafico del muralismo cileno in Italia non è del tutto unitario, giacché ogni muralista ha un suo stile proprio, ma ci sono caratteristiche che si ripetono in tutti e due paesi: nelle B.P.N., legate alle B.R.P., rimangono le loro caratteristiche campiture di colore piatti contornati da una linea nera, e una tipografia particolare. Invece le B.S.A. legate alle B.E.C., hanno un grado più alto di eterogeneità di tratti, di solito colori più cupi, ma la loro caratteristica è l’uso della propria tipografia detta “letra B.E.C.”. Le tematiche sono contrastanti: mentre B.P.N. dipinge e scrive sulla libertà, la vita e “il futuro che verrà”, le BSA mostrano il dolore del popolo cileno, per esempio aggiungendo fili spinati dipinti sopra i loro murales per indicare la libertà persa.

 

Lucas Gonzalo:

Coordinatore editoriale e responsabile degli articoli sulle arti visive.

Note:

 [1] “Cultura e Istruzione”.

 [2] “Una nuova cultura per la società”.

 [3] Unidad Popular. Programa básico de gobierno de la Unidad Popular. 1970. pp.28-29.

 [4] Espinoza Cartes, C. A. El Tren Popular de la Cultura: expresión del arte para todos. Kamchatka. Revista De  análisis Cultural. n.17, 2021. pp.93–116.

 [5] Eduardo Castillo Espinoza. Puño y Letra. Movimiento social y comunicación gráfica en Chile, Santiago, Ocho  Libros Editores, Santiago (Chile), 2006. pp.77-78.

 [6] Hector “Mono” Carrasco. Cile Italia, sola andata. Storia di un profugo cileno. Torino. FuoriAsse edizioni, Torino, 2023. p.50

 [7] Antonia García Castro. La palabra pintada, notas sobre la Brigada Ramona Parra y el muralismo político en  Chile, Atlante, n.4. 2016. pp.234-248.

 [8] Alejandro González. Arte brigadista. 2000. Consultabile su: http://www.abacq.net/imagineria/arte4.htm (controllato il 6/07/2025).

 [9] Brigate Ramona Parra mentre dipingono un Mural. Santiago. 1970. Fotografia: Armindo Cardoso.  https://www.bibliotecanacionaldigital.gob.cl/bnd/637/w3-article-156874.html (controllato il 6/07/2025).

 [10] Ripristino murale Baia del Re, via Minardi. https://www.cittadiebla.com/opera/ripristino-murale-baia-del-re-via-minardi/ (controllato il 6/07/2025).